Tu sei qui: AttualitàScuola, sindacati: «Ancora tagli. Nell'ultima riforma criterio competitivo per selezione docenti». Ma Bianchi non ci sta
Inserito da (Redazione LdA), mercoledì 1 giugno 2022 10:57:41
Lo scorso 30 maggio tanti i plessi, in tutta Italia, che sono rimasti deserti per via dello sciopero indetto dai sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief.
«Nonostante sia il fanalino di coda in tema di retribuzioni, nonostante la spesa in istruzione e formazione sia tra le più basse d'Europa non si vedono all'orizzonte iniziative che investano su un settore così importante per lo sviluppo del Paese», scrivevano i sindacati.
A muovere i docenti è stato il contenuto del Decreto legislativo 36/22 (in modo particolare l'articolo 44) che mette in campo una nuova forma di reclutamento degli insegnanti e una formazione in servizio obbligatoria, finanziata con il taglio dell'organico, pagata una tantum a solo il 40% dei partecipanti.
Gli insegnanti, ha spiegato Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil, «hanno capito che il modello proposto dal governo si scrive formazione ma si chiama competizione: il tratto vero dell'ultima riforma è un percorso competitivo per selezionare i docenti».
E così, in 7mila, si sono ritrovati in piazza Santi Apostoli a Roma per dire no all'approvazione in Parlamento del provvedimento in questione.
A detta dei sindacati la nuova forma di reclutamento danneggerà soprattutto i precari: «Viene disegnato - ha sottolineato la segretaria nazionale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci - un sistema di reclutamento nel quale è del tutto assente un riconoscimento del valore all'esperienza di lavoro del personale precario, per il quale non si prevedono opportunità concrete di stabilizzazione, come sarebbe indispensabile anche per dare al sistema un presupposto importante in termini di funzionalità e continuità».
Ma il ministro Patrizio Bianchi non ci sta: «Rispetto le decisioni sindacali. Voglio ribadire però che questo governo ha sempre investito sulla scuola fin dal suo insediamento e sta continuando a farlo. Il nuovo decreto, che fa parte del disegno riformatore previsto nel Pnrr, delinea regole chiare per chi vuole entrare nella scuola, compresi i precari, e un preciso percorso formativo per accedere all'insegnamento e durante tutta la vita lavorativa. Il decreto - ha detto - non compie tagli di spesa e come già annunciato insieme al Ministro Franco è intenzione del governo continuare a investire nel settore».
C'è però un dato oggettivo che va nella direzione opposta: nel Documento di Economia e Finanza approvato poco più di un mese fa è scritto nero su bianco che nei prossimi anni la spesa per la scuola si ridurrà dello 0,5%-0,6% rispetto al Prodotto interno lordo.
Se nel 2020 la spesa per l'istruzione è stata pari al 4% del totale, la proiezione per il 2025 è che scenderà al 3,5%, per poi mantenersi attorno al 3,4-3,5% negli anni successivi.
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