Tu sei qui: AttualitàScala luogo geografico prezioso. Dello spirito e della cultura democratica
Inserito da (redazionelda), lunedì 10 settembre 2018 13:28:29
di Andrea Manzi
Se per un attimo, sabato scorso, il grande storico Fernand Braudel fosse tornato in vita e avesse assistito al racconto corale di pace che si è irradiato dal belvedere di Scala in occasione dell'One Day - Scala incontra New York avrebbe avuto la certezza della rinascita del Mediterraneo. Avrebbe, cioè, colto la rivoluzione profonda di un mare-mito che, da una sua postazione preziosa che presidia dall'alto la Costa più bella del mondo, si rivolge all'umanità per invocare nuovi destini di convivenza attraverso la costruzione di reti di dialogo e di solidarietà. Un mare-mito diventato mare-fucina, per rilanciare attraverso i binari della storia le vicende nascoste di una tradizione millenaria in grado di agganciare il futuro. Sono state così recuperate al presente le anime di un'antica civiltà, sepolte tra idiomi scomparsi, parlate costiere che incrociano una vita grama, narrazioni scolorite in lingue semi-scomparse e inattuali carte di naviganti.
La grande ricchezza della memoria è riemersa, sabato, operando una saldatura tra la prima e la seconda modernità, tra l'era della divisione netta tra realtà e natura e quella del capitale virtuale e delle idee-guida. Un'operazione che ha un ideatore convinto e sagace, padre Enzo Fortunato, comunicatore impareggiabile ma soprattutto portatore di istanze complesse tese al superamento del paradigma tecnologico nel quale appare compressa l'umanità. La tecnica non redime ma opprime, soprattutto non svela, non costruisce quei ponti di pace che a Scala sono stati invocati e rappresentati da artisti, intellettuali, giuristi, tutti autorevoli testimoni della contemporaneità. La conquista della pace, sembra volerci ricordare padre Enzo invitandoci a seguire la sua puntuale road map, transita per nuovi percorsi culturali, interroga le attese delle economie emergenti, stimola le residue energie di un capitalismo in affanno e stigmatizza l'avidità dell'uomo che insidia i legittimi bisogni del suo simile.
Dopo l'11 settembre, occorre perciò superare l'agonismo etico dei nostri giorni, che si sta rivelando più pernicioso dei totalitarismi dei secoli scorsi e sembra condurci verso un inesorabile crepuscolo dei legami di comunità. Una deriva che impaurisce e che talvolta priva anche il diritto del suo fondamento personalistico, degradandolo a strumento della politica o di lobbies avide. Dovremo, dunque, ribaltare la logica della nostra presenza del mondo, perché la storia evolve con una rapidità di cui spesso non abbiamo coscienza e che finiamo per subire. Il liberalismo non se la vede più con le lotte di classe ma con i limiti dello sviluppo, l'ecologia aspira a legami sempre più stretti con la democrazia perché riguarda tutti e il progresso non dovrà più rivoltarsi contro gli uomini, la destinazione universale dei beni come indiscutibile ipoteca sulla pur legittima proprietà privata è un appuntamento ormai irrinunciabile. Messaggi, questi, nei quali riecheggia l'ecologia integrale di Papa Francesco e del francescanesimo pulsante di cui padre Enzo Fortunato è animatore e apostolo. Una linea di impegno, che postula rapporti stretti e relazioni virtuose tra difesa del creato, ecologia umana, scienze esatte, politica, organizzazione sociale, antropologia, arte. Soltanto così la salvaguardia dell'ambiente e della pace transiterà per la costruzione della buona politica, di una economia riformata e di una finanza umanizzata.
Scala è un luogo geografico prezioso divenuto, quindi, luogo dello spirito e della cultura democratica: in esso brillano le premesse di un nuovo e atteso umanesimo. E sabato scorso questa realtà è apparsa evidente a tutti.
Nella foto Andrea Manzi, con Padre Enzo Fortunato, intervista Ermete Realacci
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