Tu sei qui: AttualitàMentre il medico studia, il malato muore
Inserito da (redazionelda), domenica 31 marzo 2019 10:09:40
di Raffaele Ferraioli*
L'estate è ormai vicina e la Divina si accinge a vivere un'altra stagione di fuoco. Il male più grande di questo territorio, benedetto da Dio e troppo spesso maltrattato dall'uomo, è stato diagnosticato da anni: l'inadeguatezza del sistema di mobilità che continua a essere costituito da un unico asse portante di tutto il traffico del territorio, pur essendo rimasto per i suoi due terzi identico a quando è stato aperto a metà 800.
Questa situazione penosa si trascina da decenni senza riuscire a trovare soluzioni vere, credibili, concrete. I pellegrinaggi periodici dei Sindaci presso la Prefettura di Salerno continuano a rivelarsi inutili perdite di tempo. Allarmi, proteste, proposte più o meno oscene riecheggiano nei numerosi incontri pubblici organizzati a mò di spettacoli, più che altro per soddisfare la voglia di passerella di qualcuno. Chiacchiere che finiscono per confondere ancora di più le idee.
E' pia illusione sperare che "il sistema istituzionale dei poteri impotenti", fatto di enti orientati più a competere che a collaborare possa risolvere il problema. A questo punto mi viene voglia di rispolverare un anatema quanto mai appropriato di Michele Riondino: "Sappiate che noi vi malediciamo ogni giorno per tutto ciò che potreste fare e non fate e per ciò che avreste dovuto fare e non avete fatto".
Tornando al caos del traffico sulle nostre strade basterebbe recuperare un minimo di ragionevolezza per rendersi conto che è una pretesa assurda vivere nel 2019 con le stesse infrastrutture realizzate due secoli fa.
La carrozzabile che da Vietri sul mare porta a Positano fu costruita dai Borbone per essere destinata al transito delle carrettelle e oggi viene percorsa da pullman, autosnodati e autoarticolati.
E' come se (perdonatemi questo esempio) in un corpo umano tutti gli organi siano regolarmente cresciuti e uno di essi sia rimasto rachitico. Sarebbe impossibile sopravvivere. Allo stesso modo non si può pretendere di operare nel nostro territorio per altro già monco di una strada ferrata.
Bisogna puntare dritto ad un solo obiettivo: adeguare le nostre strade ai nuovi bisogni della società moderna, realizzare senza ulteriori indugi gli interventi già ampiamente individuati nella pianificazione territoriale. Essi non sono più rinviabili anche se qualcuno continua a paventare danni al paesaggio. Questa è l'ennesima preoccupazione infondata che trova adeguata risposta nell'esperienza già vissuta degli allargamenti realizzati nel recente passato e che si sono rivelati assolutamente non pregiudizievoli per l'ambiente.
Questo è l'obbiettivo sul quale puntare con forza, tenuto conto che i pannicelli caldi escogitati fin qui non risolvono alcun problema e continuano a creare disagi non più sopportabili. Questa rivendicazione univoca continua a mancare nell'acceso dibattito in corso in questi mesi a tutti i livelli.
Stando così le cose ha ancora una volta ragione la nonna quando ammonisce: "A mente o miereco studia, o malat se ne more".
*Sindaco di Furore
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