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Inserito da Antonio Schiavo (redazionelda), domenica 9 maggio 2021 10:59:51
di Antonio Schiavo
Molti anni fa, quando arrivai a Firenze, con due miei colleghi prendemmo in affitto una casa in via Baracca. A pochi passi da essa c'era un Centro di accoglienza della Caritas dove si distribuivano pasti, si offriva un servizio docce e di barbiere.
La fila era lunga davanti ai due sportelli ed era composta, nella quasi totalità, di stranieri.
Facevamo la spesa all'Esselunga lì vicino e, di tanto in tanto, ci si trovava a far passare un addetto che riportava i carrelli nell'alloggiamento interno del supermercato o, in altre occasioni, si sentiva chiamare dall'altoparlante l'incaricato delle pulizie alle casse o ai reparti.
Anche in questo caso gli operatori erano quasi tutti extracomunitari in prevalenza del corno d'Africa o del Bangladesh.
Perché questa premessa in apparenza poco attinente col titolo di questo pezzettino.
Perché oggi davanti a quello stesso Centro di accoglienza la gran parte dei richiedenti aiuto è composta da nostri connazionali ed altrettanto si verifica tra gli addetti nei supermercati.
Il coronavirus, sì che ha moltiplicato esponenzialmente una crisi economica ormai endemica nel nostro Paese con politiche del lavoro lasciate in balia di politici in cerca di consenso o di sindacati sovente più attenti al consociativismo che alla sorte di operai e dipendenti pubblici o privati.
Tanto è vero che, per dirne una, il tasso di disoccupazione era ed è tra i più alti fra i Paesi industrializzati e quello giovanile rasenta (e ora supera ) il 30%.
Ora, chi si è autoproclamato sostenitore dei lavoratori durante quel concertone del Primo Maggio da un po' diventato solo passerella per promozioni discografiche e per sermoni pieni di retorica e demagogia?
Un rapper in disarmo, sostenuto con molta probabilità da una strategia di marketing ben studiata. Costui, per un giorno ha svestito i panni, non solo metaforici, di Gucci o di Dolce e Gabbana, indossando quelli più dimessi di un servitore del popolo.
Che ha declamato il suo sermone non dalla sontuosissima casa di non so quante centinaia di metri quadri o dalla villa di Los Angeles ma da un'anonima stanzetta sapientemente poco inquadrata. Che ha nascosto Rolex e tatuaggi col cui costo si sarebbero pagati un bel po' di salari agli operai di cui oggi si erge a paladino.
L'avesse fatto un Giuseppe Di Vittorio che aveva un solo vestito buono, un Berlinguer sobrio e severo nella sua coerenza e non uno che ha messo a soqquadro un supermercato prenotato appositamente per il suo compleanno mentre i suoi compari facevano razzia e spreco di cibo e bevande buoni per sfamare un esercito di miserabili che bussano alle porte della Caritas, ci saremmo inchinati al suo appello, ma così quel pistolotto è sembrato solo ridicolo e strumentale, degno semmai di una storia su Instagram ad uso e consumo di imbambolati followers che col lavoro avranno sicuramente ben poco a che fare.
In quanto poi all'altra questione relativa alla censura di una RAI bifronte, che da un lato paga profumatamente questi evangelisti d'accatto e dall'altro ha un'inveterata abitudine di voler salvare capra (audience) e cavoli (lottizzazione), mi sia consentita una sommessa considerazione.
Sul ddl ZAN si può essere a favore o contro.
Io ne scorgo anche forti penalizzazioni alla libertà di opinione e una ridondanza per pene già ampiamente previste dal codice per delitti cruenti e obbrobriosi.
Ne è evidente esempio la condanna esemplare al picchiatore accanitosi contro due ragazzi che per amore (o esibizionismo?) si baciavano in metropolitana.
Anche in questo caso trovo difficile pensare che a sostenere le tesi del disegno di legge sia uno che (secondo quanto ha dichiarato Vittorio Sgarbi) nei versi di sue vecchie canzoni incitava alla violenza (sic!) contro Barbara D'Urso, allo stupro ai danni di Letizia Moratti da concludere con un rapporto orale durante il quale tagliarle la gola con un taglierino e evidenziava come non avessero nulla da lamentarsi quelle "ragazze immagine "( ma guarda!) che vengono violentate per i loro abiti succinti.
Perciò io non posso stare - ma, cari lettori, prendetela come opinione personalissima - con chi ha poco da spartire con donne e uomini che si spaccano la schiena o lavorano tanto e dignitosamente per stipendi e salari minimi.
O con chi avrebbe cantato quelle porcherie a meno che non si sia poi convertito sulla via di Damasco o, meglio, di Formentera mentre si faceva l'ennesimo selfie con consorte, prole... e cane.
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