Tu sei qui: AttualitàFacebook come Internet provider e la nuova realtà delle AI
Inserito da (admin), lunedì 31 ottobre 2016 11:32:15
Il Washington Post ha pubblicato negli scorsi giorni la notizia secondo cui Facebook starebbe pensando di diventare un vero e proprio Internet provider. Sarebbero già in corso le trattative con il governo degli Stati Uniti e con alcuni dei principali operatori telefonici statunitensi per offrire accesso gratuito a Internet attraverso il servizio 'Free Basics'. Per questo motivo l'India ha deciso di bloccare il noto social. Sempre stando alle indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, che si è aggiudicato l'esclusiva su questo importante ed epocale scoop, Mark Zuckerberg starebbe trattando con le autorità americane proprio per evitare di inciampare nelle stesse problematiche che ha affrontato con il governo di New Delhi.
Interessante leggere che secondo uno studio condotto dal Pew Research Center, il 15% degli adulti statunitensi non ha altra fonte, al di là dello smartphone, per accedere al web. Interessante notare come il 48% di quelli che accedono alla rete dal cellulare hanno dovuto sospendere il servizio perché non se lo possono permettere. Gli smartphone in questo periodo sono diventati lo strumento ideale non solo per quanto riguarda i social e l'acquisizione di news ma anche per William Hill, rinomato operatore di scommesse sportive come formula di intrattenimento per adulti.
Sempre per quanto riguarda il settore tecnologici ha colpito la notizia che interessa Amazon, Facebook, Google, Microsoft e Ibm, le maggiori multinazionali di Internet, che hanno lanciato un'associazione a favore dell'intelligenza artificiale. Non è di certo la prima volta che si parla di questo tipo di iniziative visto che appena 10 mesi fa Open AI, sponsorizzata da Elon Musk, Peter Thiel di PayPal, Reid Hoffman di LinkedIn e altri era stata promossa come iniziativa sul campo, sempre per quanto concerne l'intelligenza artificiale. In realtà, sebbene abbiano già detto di voler esplorare possibili partnership, le differenze fra le due iniziative appaiono abbastanza nitide.
Si sta adesso discutendo di studiare e formulare al meglio tutto quello che riguarda l'intelligenza artificiale, migliorare la comprensione del pubblico di cosa sia l'AI, e fungere da piattaforma aperta per il dibattito.
Trattandosi di un'alleanza fra operatori che hanno interessi commerciali diretti in questo campo, è chiaro che la neonata associazione è pensata per svolgere anche una funzione di lobbying. Il pericolo che questo tipo di realtà possa avere dei risvolti in campo militare è stato più volte esternato, da parte di un pensiero critico che si interroga su come questo tipo di realtà possa influenzare la nostra società. Al di là di visioni distopiche derivate dalla lettura di opere come quelle di George Orwell o di Aldous Huxley, è bene comprendere che l'introduzione dei prodotti legati all'intelligenza artificiale, dalle auto senza pilota ai robot, dagli assistenti da smartphone ai software analitici e predittivi come Watson è stata dettata infatti non tanto da motivi tecnici, quanto culturali e legislativi. Il vero problema sollevato anche attraverso un articolo pubblicato su La Stampa, per quanto riguarda l'intelligenza artificiale è che questo tipo di problematica possa rimanere ad appannaggio di uno sparuto e ristretto gruppo di aziende che potrebbero esercitare un ruolo di lobby.
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